Tutti i rimedi naturali dei nativi americani

 

Per migliaia di anni i nativi americani hanno usato le erbe non solo per guarire il corpo, ma anche per purificare lo spirito.

In particolare le tradizioni orali giunte fino a noi hanno dimostrato che i nativi americani avevano appreso i poteri curativi delle erbe osservando il comportamento degli animali malati che, per guarire, se ne cibavano.

Tra i rimedi naturali più utilizzati spiccava il tabacco, affumicato puro e impiegato per guarigioni, riti e cerimonie, insieme alla salvia, che era nota per risolvere problemi allo stomaco, al colon, ai reni, al fegato, ai polmoni, alla pelle e per proteggere dagli spiriti maligni.

La conoscenza delle erbe da parte dei nativi americani si mescolava a credenze di presunte proprietà magiche, ma quel che è certo è che la loro antica tradizione ancora oggi viene impiegata per scopi terapeutici di grande efficacia.

Come il ginseng americano, utile per i raffreddori comuni, la ciliegia selvatica nera e il luppolo, antidolorifici naturali, il salice, in grado di eliminare la febbre.

La lista delle erbe curative della popolazione dei nativi americani è molto vasta e include specie che ai giorni d’oggi non vengono utilizzate per le loro controindicazioni, mentre ve ne sono alcune il cui impiego nell’erboristeria moderna è ancora di grande attualità.

Il Ceanothus cuneatus ad esempio è un cespuglio che raggiunge anche i tre metri di altezza con fiori bianchi, blu o color lavanda e da cui si ricava un rimedio dalle proprietà diuretiche significative.

Gli indiani Cherokeee impiegavano questa specie per stimolare una corretta funzione renale ma anche per trattare disturbi della bocca e della gola, infiammazioni, cisti, tumori, emorroidi e infezioni ai linfonodi. Assunto in forma di tè utilizzando radici e corteccia, è ottimo anche per alleviare i dolori post parto.

La menta, oggi consumata in bevande, ha un potente effetto antiossidante grazie al contenuto di vitamine A e C, fosforo, calcio, potassio e magnesio.

I nativi americani impiegavano la menta per stimolare il sistema digestivo e abbassare la pressione sanguigna, ma ne utilizzavano le foglie frantumate insieme a quelle della salvia per ottenere un unguento in grado di alleviare eruzioni cutanee e prurito.

L’Achillea millefolium è invece una pianta della famiglia delle Asteraceae, dai fiori bianchi o rosati molto profumati, con proprietà anticoagulanti del sangue e quindi utilizzata per la guarigione di ferite minori. Se ingerita, può contribuire a ridurre l’infiammazione dei tessuti, in particolare dell’intestino e del tratto digestivo.

I Cherokee preparavano un tè a base di Achillea per migliorare la funzionalità renale e della cistifellea.

Ampiamente utilizzato da varie tribù di nativi americani, lo zenzero selvatico aiutava disturbi come coliche, gonfiore intestinale, dolori e crampi dello stomaco ma liberava anche i polmoni dal muco in eccesso.

Il Lapazio, o Rumex, è una pianta perenne diffusa anche in Italia nei terreni incolti e nelle zone paludose, ma che i nativi americani non solo utilizzavano come ingrediente per vari piatti ma soprattutto come fonte ricchissima di ferro e minerali. Dalle proprietà lievemente lassative, il Lapazio veniva mescolato con cera d’api per ottenere un unguento da impiegare su piccoli tagli, piaghe ed eruzioni cutanee.

Il Verbasco, Verbascum, conosciuto più come mullein o fiore dell’anima, veniva impiegato per alleviare problemi polmonari e respiratori. La tradizione dei nativi americani prevedeva di bruciare le radici e di inalarne il fumo, aprendo così le vie respiratorie, abbassando l’infiammazione della mucose. I fiori di Verbasco, assunti in forma di tè, sono un potente sedativo per curare il dolore delle articolazioni e le emicranie.

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